26 agosto 2016

Non sono numeri, sono persone : migranti la sfida dell’incontro

Rimini - Ieri pomeriggio , all’inizio dell’incontro delle 15.00 nel Salone Intesa Sanpaolo B3, scorrono le immagini del video di apertura della mostra “Migranti, la sfida dell’incontro” visitabile nella Piazza A1 del meeting di Rimini. “Le immagini toccanti e le parole che Papa Francesco, in visita all’isola di Lesbo, ha pronunciato lo scorso 16 aprile sono importanti per condurci all’immedesimazione con le vite di sessanta milioni di rifugiati presenti in Europa. Quale compito spetta a noi?”. Queste le parole con cui Giorgio Paolucci introduce le riflessione dei relatori presenti sul palco: mons. Silvano Maria Tomasi, membro del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace, Romano Prodi, Presidente della Fondazione per la collaborazione tra i popoli e Naguib Sawiris, Direttore Generale e Presidente del CdA di Orascom Telecom Media and Technology Holding Sae.
Mons. Tomasi ha sviluppato il tema dell’accoglienza come strada percorribile per lo sviluppo dei paesi che si trovano ad accogliere migranti: “Il nostro mondo non funziona bene se migliaia di persone hanno trovato la morte nel fondo del Mediterraneo - sottolinea il presule - mentre noi ci trinceriamo dietro le barriere della paura. Perché non accogliamo chi scappa da situazioni impossibili?”. Oggi prevale la paura, eppure le migrazioni sono un fenomeno costante nella storia umana. Il problema è che l’esodo è iniziato e non si sa per quanto potrà durare, perciò domina l’incertezza. Aggiunge il presule: “Vi sono uomini e donne, ispirati dal messaggio del Vangelo o anche solo dal proprio cuore, che esercitano l’accoglienza in nome del fatto che l’altro mi dà la possibilità di capire me stesso”. “L’altro può diventare una forza propulsiva vera – conclude Tomasi - per una società così fortemente in crisi sul piano demografico. Abbiamo bisogno dei migranti, che possono essere efficacemente integrati. L’accoglienza che si offre è la preparazione alla nuova società e una strada verso il futuro”. Ma ciò può accadere solo in un contesto sociale che condivide valori e orientamenti comuni.
Per Romano Prodi l’Europa si mostra miope di fronte alle sfide dell’immigrazione. Ci si muove in modo disordinato, senza un progetto unitario e strategie coordinate. Lo dimostrano in modo evidente il comportamento nei confronti dei rifugiati siriani e libici, che tra l’altro “dovrebbero godere di una precedenza sui migranti economici”. Il professore affronta poi le difficoltà non solo dell’accoglienza, ma dell’integrazione: “Molti rimangono alcuni anni in Italia, ma proprio perché manca una vera integrazione, i più dotati dopo un po’ partono attirati da mete più promettenti”. Un percorso solido di integrazione si può compiere comunque solo in tempi molto lunghi e questo non fa altro che aumentare la paura della perdita del welfare state. Secondo il relatore anche la deriva in senso populista (vedi il consenso a Trump negli Stati Uniti o a Le Pen in Francia) che comporta l’essere disposti a rinunciare in tutto o in parte alla democrazia ha origine dalla paura.
Sawiris concorda sul fatto che il problema dei migranti rivela una strategia miope della comunità internazionale: «Non si è voluto sostenere i fermenti che venivano dal movimento delle primavere arabe». Un’ipotesi da percorrere per l’imprenditore egiziano è comprare un’isola del Mediterraneo dove realizzare una patria per il flusso di migranti e avviare con loro un modello di sviluppo: costruire case, ospedali, scuole. “La fattibilità finanziaria c’è, manca solo la libertà politica”. Un accenno quindi al tema della paura: “Gli europei non possono non avere paura: i mass media si concentrano solo sulle cattive notizie”.

20 agosto 2016

Dalla Mongolia

Sr. Agnes Gangmei, missionaria in Mongolia (Parrocchia Buon Pastore) con il gruppo della Catechesi e dell’Oratorio.




19 agosto 2016

Mongolia: Ordinazione del primo sacerdote

Bergoglio torna ad Assisi per la Giornata Mondiale di preghiera per la Pace

Per la terza volta il Papa si reca nella città serafica il prossimo 20 settembre in occasione dell’evento commemorativo dello Spirito d’Assisi


Per la terza volta Papa Francesco tornerà ad Assisi, la città del Santo umbro da cui ha preso il nome. La visita avverrà il prossimo 20 settembre in occasione della Giornata Mondiale della preghiera per la Pace, che vuole commemorare i 30 anni dell’evento interreligioso organizzato da Giovanni Paolo II nell’ottobre 1986, passato alla storia come ‘Lo spirito di Assisi’.

Sete di pace. Religioni e culture in dialogo è il titolo dell’appuntamento che vede coinvolte le famiglie francescane, insieme alla diocesi di Assisi, la Comunità di Santo Egidio e la Ceu. “Grande gioia” per l’arrivo del Papa è stata espressa dal custode del Sacro Convento di Assisi, padre Mauro Gambetti, il quale ha ricordato le parole che Wojtyla pronunciò nel primo incontro dello ‘Spirito di Assisi’: “Ciò che abbiamo fatto oggi ad Assisi, pregando e testimoniando il nostro impegno per la pace, dobbiamo continuare a farlo ogni giorno della nostra vita…”. “La tappa di Assisi – continua Gambetti – sia di aiuto e di sostegno nel desiderio di impegnarci per la pace, secondo l’esempio del serafico padre San Francesco”.

La Sala Stampa del Sacro Convento rende noto che oltre al Papa, giungeranno nella città serafica anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella e 400 delegazioni tra leader religiosi, politici e sociali nonché esponenti del mondo della cultura.

Papa Bergoglio si era recato lo scorso 4 agosto nella città umbra per pregare alla Porziuncola in Santa Maria degli Angeli, in occasione della Festa della Perdonanza. La prima visita era avvenuta nel 2013, pochi mesi dopo la sua elezione al Soglio petrino, il 4 ottobre, festa di San Francesco.

18 agosto 2016

Open: cibo etnico e prodotti locali nel negozio gestito da giovani italiani e stranieri

Punto vendita nato a Reggio Calabria grazie alla collaborazione tra piccoli commercianti stranieri e partner locali. L'iniziativa è parte di un progetto più ampio che ha l'obiettivo di sviluppare l’economia nel segno della legalità e dell'interculturalità

REGGIO CALABRIA – Promuovere l’interculturalità che nasce dal rispetto tra civiltà diverse a partire dal cibo: il progetto “Open – Tante vie per l’integrazione” nasce a Reggio Calabria con questo obiettivo. Da pochi giorni Open è anche un punto vendita (via Filippini angolo Giudecca) che, attraverso la cooperazione socio-lavorativa tra piccoli commercianti stranieri e partner locali vuole incoraggiare l’integrazione e la multiculturalità. L’iniziativa è promossa dall’Associazione interculturale international house in collaborazione con Associazioni locali, con il sostegno della Fondazione Con il sud.
Lo spazio offre opportunità lavorative a ragazzi italiani e stranieri, che gestiscono insieme lo spazio commerciale. Giovani con esperienze e culture diverse, ma che condividono gli stessi valori di rispetto del prossimo, del lavoro nella legalità e della sostenibilità sociale e ambientale: un nuovo approccio all’inclusione sociale delle persone di origine straniera, fondato sulla valorizzazione e la messa in pratica del concetto di cooperazione, per partecipare allo sviluppo dell’economia locale.
Sugli scaffali un’accurata selezione di prodotti provenienti dal mercato equo solidale, dalla filiera biologica e dal circuito Slow Food, con particolare attenzione alle eccellenze italiane come i capperi di Salina, la fava cottoia di Modica, il succo di mela biodinamico Zolla14, il Miele invecchiato in barrique di Ancona, la frutta e verdura a Km0 dell’azienda agricola BioAgri. E, ancora, i prodotti tipici locali di Calabria Solidale, il marchio creato nel 2012 dalla cooperativa Chico Mendes onlus, che mette in rete i produttori calabresi che hanno adottato i principi di legalità, trasparenza, solidarietà, rispetto del lavoro e tutela dell’ambiente; i manufatti tessili (come quelli del Lanificio Leo) e altre produzioni artigianali. “Open – spiegano i promotori del progetto –, non è solo un punto vendita, ma un nuovo approccio al consumo, fondato sul rispetto tra culture diverse, a partire dal cibo e dal lavoro. Uno spazio articolato come un racconto da vivere che guida a un consumo consapevole, illustrando la filiera del prodotto, la sua tracciabilità e, più importante, la sua storia”.
In una terra dove spesso si registrano casi di sfruttamento della manodopera straniera, “Open è un luogo in cui si può vivere l’interculturalità, ma soprattutto rappresenta un esempio importante di organizzazione del lavoro nel rispetto della legalità”, ha commentato Mariella De Martino, presidente dell’Associazione International House, capofila del progetto. Entusiasti anche i partner del progetto, come Calabria Solidale, un marchio che mette in rete piccoli produttori calabresi che promuovono i principi di legalità, trasparenza, solidarietà, rispetto del lavoro e tutela dell’ambiente: “Si tratta di un’idea innovativa – ha sottolineato Michele Luccisano, presidente della rete di Calabria Solidale –. In questo periodo si parla molto di integrazione, ma non si passa ai fatti. Open è una bella scommessa che per adesso abbiamo vinto, ma che dobbiamo continuare a sostenere”.
Come detto, “Open – Tante vie per l’integrazione” è un progetto più ampio che, oltre al punto vendita, gestisce KalaCalabria, un servizio per lo scambio culturale e interculturale, che promuove la conoscenza del territorio calabrese e dell’area dello Stretto; una selezione di cosmetici biologici per l’infanzia e per gli adulti; Evergreen, un servizio di gestione e cura del verde pubblico e privato, composto da un team multietnico di esperti nelle attività di piantumazione, giardinaggio, innesti e potatura e progetti di architettura degli spazi verdi.

17 agosto 2016

I Luterani Usa approvano documento per riconciliarsi con la Chiesa di Roma

La Evangelical Lutheran Church in America (ELCA) ha approvato un documento per il bene e l’unità tra i cristiani al servizio di tutto il mondo

Lo scorso mercoledì 10 agosto, con un voto a larghissima maggioranza, la Evangelical Lutheran Church in America (ELCA), una delle più grandi denominazioni cristiane negli Stati Uniti, ha approvato un documento ecumenico per una maggiore unità tra cattolici e luterani. L’Elca, le cui radici affondano negli scritti del riformatore chiesa tedesca, Martin Lutero, conta più di 3,7 milioni di membri e oltre 9.300 congregazioni in tutti e 50 gli Stati Uniti.

Nell’assemblea generale che si è tenuta a New Orleans, è stato votato il documento Declaration on the Way improntato a proporre una maggiore unità tra cattolici e luterani per il bene nel mondo. Il testo – che ha avuto 931 voti a favore e solo 9 contrari – è stato considerato di valore storico ed ha entusiasmato l’assemblea con la maggioranza dei presenti in piedi ad applaudire.

In un comunicato diffuso dalla Elca si legge che al centro del documento ci sono “32 dichiarazioni di accordo”, spiegando che luterani e cattolici non hanno differenze su temi che riguardano la chiesa, il ministero e l’Eucaristia. Il documento esplora anche le differenze che rimangono.

“Cari fratelli e sorelle, fermiamoci ad onorare questo momento storico”, ha detto il presidente dell’Elca, Elizabeth A. Eaton rivolgendosi all’Assemblea dopo il voto. “Anche se non siamo ancora arrivati in fondo, possiamo dire che siamo sulla strada per l’unità. Dopo 500 anni di divisione e 50 anni di dialogo, questa azione deve essere intesa nel contesto di altri accordi significativi che abbiamo raggiunto , in particolare la ‘Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione’ del 1999”.

“La Declaration on the Way ci aiuta a realizzare più pienamente la nostra unità in Cristo con i nostri partner cattolici, ma serve anche a incoraggiare il nostro impegno per l’unità di tutti i cristiani”, ha detto Eaton. Per onorare l’occasione, ha presentato un dono di comunione, un software realizzato appositamente per l’assemblea, al vescovo Denis J. Madden, ausiliare dell’arcidiocesi di Baltimora. Il quale ha sottolineato: “Mi sento così privilegiato e così grato di aver trascorso questi pochi giorni condividendo il tempo e pregando con voi. Vi ringrazio per me e per i miei colleghi che si sono uniti a voi nelle celebrazioni eucaristiche. Sono stati una grande gioia e un ricordo, certi che presto celebreremo insieme come un corpo unico”.

L’assemblea ha espresso gratitudine per il testo ecumenico e lo ha indicato come una risorsa “per la vita comune della Chiesa. Ha inoltre votato con 921 voti a favore e 11 contrari, la dichiarazione Ammparo volta ad accompagnare i minori migranti e garantire loro una protezione, una rappresentanza ed una opportunità.

La Elca ha sviluppato da anni questa strategia basata sugli impegni per sostenere e garantire i diritti umani fondamentali e la sicurezza dei bambini migranti e delle loro famiglie, oltre che per affrontare le cause profonde della migrazione nei paesi dell’Europa centrale e nei confini tra Nord America e Messico e il trattamento dei migranti in transito. Nel suo impegno rientra anche il lavoro per giuste e umane politiche che riguardano i migranti dentro e fuori gli Stati Uniti.

Infine, l’assemblea ha anche votato il bilancio che destina circa 25 milioni di dollari per ognuno dei prossimi tre anni per combattere la fame nel mondo.

Il documento

https://it.zenit.org

14 agosto 2016

Papa Francesco (Angelus 14 agosto 2016)

Penso anche con ammirazione soprattutto ai numerosi sacerdoti, religiosi e fedeli laici che, in tutto il mondo, si dedicano all’annuncio del Vangelo con grande amore e fedeltà, non di rado anche a costo della vita. La loro esemplare testimonianza ci ricorda che la Chiesa non ha bisogno di burocrati e di diligenti funzionari, ma di missionari appassionati, divorati dall’ardore di portare a tutti la consolante parola di Gesù e la sua grazia. Questo è il fuoco dello Spirito Santo.




L'obbedienza è ascolto che rende liberi


Lectio Divina _ XX Domingo TO - Ciclo C


LA ‘STELLA DEL MARE’ RIUNISCE I SUOI FIGLI:INSIEME,SANTO ROSARIO E AKATHISTOS


Domenica 14 Ore 19-Ostia, Viale dei Promontori:insieme Cattolici e Ortodossi per Maria Assunta in Cielo

LA ‘STELLA DEL MARE’ RIUNISCE I SUOI FIGLI:INSIEME,SANTO ROSARIO E AKATHISTOS

Preghiera quest’anno forse ancora più importante per dire grazie del Terreno della futura parrocchia ortodossa dove sono stati rinvenuti alcuni corpi contrassegnati dall’ICHTYS, il pesce dei primi cristiani

LA NOTIZIA - Ostia mostra ancora una volta il suo Cuore ecumenico con il quale i Cristiani vanno verso l’unità avvicinandosi e colmando quelle distanze e quei muri che la storia ha frapposto tra loro molti secoli fa. Sempre più vicini dunque anche grazie all’opera pastorale senza precedenti di Papa Francesco. Cattolici e Ortodossi vivranno a stretto contatto la preparazione alle festività e alle celebrazioni dedicate a Maria Assunta in Cielo. Presso la Parrocchia Stella Maris infatti i Cristiani Cattolici e Cristiani Ortodossi reciteranno le loro più importanti preghiere dedicate a Maria: il SANTO ROSARIO e l’AKATHISTOS [ndr: È uno tra i più famosi inni che la Chiesa Ortodossa dedica alla Theotokos (Genitrice di Dio). Akathistos si chiama per antonomasia quest'inno liturgico del secolo V, che fu e resta il modello di molte composizioni innografiche e litaniche, antiche e recenti."Akathistos" non è il titolo originario, ma una rubrica:"a-kathistos" in greco significa "non-seduti", perché la Chiesa ingiunge di cantarlo o recitarlo "stando in piedi", come si ascolta il Vangelo, in segno di riverente ossequio alla Madre di Dio. ]

Questo incontro ecumenico fondato sulla Preghiera sarà DOMENICA 14 AGOSTO ALLE 19. Nel giorno di Maria Assunta le celebrazioni, cattolica e ortodossa, proseguiranno ciascuna negli orari e nei luoghi di ogni specifica comunità. “Contempleremo Maria Assunta in Cielo – ci comunicano insieme da Stella Maris – la vedremo nell’Arte e nella devozione dei nostri Padri”.

UN EVENTO LOCALE FRUTTO DI UN AMORE GLOBALE - E’ bello vedere i frutti di questa comunione fraterna, che avviene a livello globale come ci ha felicemente ormai abituati Papa Bergoglio, non soltanto attraverso la televisione, i social, i potenti mezzi di comunicazione e informazione, ma dietro le nostre case, in prossimità, tra la gente vera, dove possiamo veramente conoscerci e coinvolgerci. Abbiamo la possibilità di toccare con mano un mondo che sta cambiando e, oltre le tragedie quotidiane, mette in mostra la grande Bellezza dell’opera di Dio che riempie il Cuore. Quante volte Papa Francesco usa queste parole umane, concrete, ‘toccare con mano’, abbracciarsi, accarezzarsi, espressioni di contatto che ci orientano verso una preghiera pratica che include, non che seleziona in gruppi e cammini particolari, la frasi di un Amore fatto di semplicità e di umiltà che ci indicano di uscire nelle periferie fisiche ed esistenziali non per assimilare ma per incontrare l’altro, ascoltarlo, non solo quando ci occorre o ci è utile o quando conferma il pensiero o la testimonianza che vado portando, ma quando insieme si possono instaurare relazioni significative e continuative.

BREVE STORIA DEL CAMMINO ORTODOSSO OSTIENSE - A Ostia Cattolici e Ortodossi insieme. Da molti anni le due Comunità hanno vissuto in perfetta armonia ciascuna la sua liturgia e vivendo, di volta in volta momenti di profonda comunione. Una tra tante la posa della statuina di ‘Maria tra i Gigli’ nell’edicola mariana fuori dalla chiesetta (ora cappella della trasfigurazione) che, collocata fuori, tra la Chiesa Parrocchiale e il luogo dedicato invece al culto ortodosso, testimonia il Ponte ecumenico. Approdata in Ostia Lido circa trenta anni fa la Comunità Cristiana Ortodossa si è riunita in Chiesa per la prima volta all’Idroscalo di Ostia. Da subito è stata progressivamente la grande famiglia di tantissime famigliole rumene. Fondamentale la sua importanza anche per l’orientamento e l’integrazione di tante persone di cultura diversa. Successivamente l’accoglienza del parroco don Plinio Poncina presso Stella Maris ha contribuito a radicare sul Territorio Ostiense una sempre più folta realtà cittadina. Infine il grande passo: la Chiesa ormai consolidata, guidata incessantemente da Padre Gheorghe Militaru decide di acquistare, con i propri risparmi, un proprio terreno sulla Via Ostiense, a poco prezzo, confinante con la ferrovia, dove edificare una vera Chiesa Parrocchiale Ortodossa, la prima sul Territorio Ostiense secondo la tradizione anche architettonica Ortodossa.

UNA COMUNITA’ ORTODOSSA CHE HA TROVATO MISERICORDIA - La Provvidenza ha voluto che proprio sotto quel terreno, iniziando gli scavi di carotaggio ed esplorazione precedenti ai lavori di costruzione, emergessero i resti di importanti costruzioni romane. Ma qui la bella notizia si fa quasi miracolosa perché negli scavi vengono rivenuti una settantina di corpi e tra questi alcuni portano il simbolo dell’ICTHYS, il ‘pesce’ simbolo dei primi Cristiani: il Ponte tra i Cristiani ora non è più soltanto la conseguenza storica e socio culturale di processi migratori e politici, ma sembra essere invece essere tracciato da quell’Amore che prescinde tutte le cose e la stessa Storia. Nell’anno della Misericordia del Padre gli Ortodossi trovano sul Territorio Ostiense il luogo della loro Chiesa sulle fondamenta di una ecclesia roccia viva della fede dei primi tempi, su quella comunità cristiana delle origini che non ha mai conosciuto la separazione degli scismi ideologici del passato e che sembra ora accoglierli pellegrini al termine di un viaggio iniziato negli anni ’80.

IL SENSO PARTICOLARE DI QUESTA PREGHIERA ECUMENICA - Forse anche per questo la celebrazione dedicata a Maria Assunta in Cielo vissuta a stretto contatto quest’anno acquisisce un significato ancora più importante. Si può ringraziare insieme perché non soltanto il premio celeste è per i Cristiani Ortodossi ma anche per tutti quei Cattolici o quei cittadini che nel corso di questi decenni hanno saputo ospitare, accogliere mentre il Signore preparava la festa di un viaggio lungo che infine è stato dopotutto un ritorno alla Casa comune.

Un nuevo modo de ser en Nuestra Casa Común